#VALETUTTO. Prima ti assicuri l’attenzione. Poi, l’automobile.

Esplosione di idee

“Wow!”
Ecco cosa ho detto la prima volta che ho visto lo spot dell’assicurazione SaraFree.

Anche se non capisco immediatamente il motivo per cui un film con morti ammazzati dovrebbe parlarmi di un’assicurazione auto, posso comunque dire che mi è piaciuto.

Sì, perché nel caos più totale della televisione italiana, piena di pubblicità assordanti e tutte uguali, il cervello si riaccende solo quando percepisce qualcosa di “alieno” tra uno spot e l’altro: un film, un telefilm, uno show, il trailer di un blockbuster.

Ecco perché lo spot dell’assicurazione mi ha colpito tanto: è riuscito a non passare inosservato.
Vediamoci insieme la “extended version” di 45 secondi (premettendo però che “Dal regista di Abissi di Fuoco” nun ze po’ sentì):

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Che meraviglia.
Finalmente qualcosa di nuovo, mi ero detto in un primo momento.

Poi, come quando finisce un incantesimo, mi sono svegliato.
E d’un tratto ho realizzato che quello spot sarebbe stato perfetto per mille altri prodotti.
Perché, una volta che hai l’attenzione della gente, puoi finalmente dire (quasi) tutto quello che vuoi.
Il messaggio potrà essere condiviso o meno: l’importante è che tutti l’abbiano ascoltato, subìto, digerito.

Insomma: “A me gli occhi, che poi te li rivendo.”

E così, dopo essermi beato di esplosioni e scene d’azione esagerate, mi sorbisco pure un cazziatone: devo imparare ad usare la testa.
Ok.
Messaggio recepito.

Proverò allora ad usarla per davvero, dimostrando quanto questo spot ben confezionato e mega-prodotto (ma anche, se vogliamo, un po’ naif nei suoi intenti) possa essere riutilizzato per prodotti molto diversi tra loro.

Verosimili versioni che minano l’unicità dello spot di SaraFree, sono:

Money Talks
“Se stai guardando questo trailer, non stai prelevando al bancomat. Però stai continuando a pagare le spese del tuo conto corrente. È tempo di usare la testa. Comprati un computer decente e apriti un conto online.”

Berlusconi’s way.
“Se stai guardando questo trailer, non stai guidando. Però stai continuando a pagare il canone RAI. È tempo di usare la testa. Prendi quel cazzo di bollettino e straccialo! Così, giusto per ricordarlo.”

Bastoncini Style.
“Se stai guardando questo trailer, non sei fuori a pescare. Però lo sta facendo qualcun altro e prima o poi il tuo merluzzo finirà. È tempo di usare la testa. Passa a Findus e assicuri il pesce quotidiano ai tuoi capitani di domani.”

“Se sei su questo blog, non stai leggendo il blog di un altro.” - Perdiana, il vecchio ha ragione!

“Se sei su questo blog, non stai leggendo il blog di un altro.” – Perdiana, il vecchio ha ragione!

Alla “Non è mai troppo tardi”.
“Se stai guardando questo trailer, non stai studiando. Però domani nessuno sposterà quell’esame per te, cretino! È tempo di usare la testa. Iscriviti a Cepu: fai come i nostri giovani figuranti dal sorriso smagliante: due ore alla settimana in teleconferenza e hai una laurea in pubblicità. Non ci credi? Beh, nemmeno noi.”

In the Name of God.
“Se stai guardando questo trailer, non sei al cinema. Però ti è venuta voglia di andarci! È tempo di usare la testa. Se vai sul sito del cine-teatro Don Bosco di Refrontolo (Treviso), con un po’ di fortuna e con l’aiuto di Dio, puoi prenotare il tuo posto a centro sala per l’ultimo capolavoro di Checco Zalone.”

Alla “Bambini con gli occhioni che guardano in macchina”.
“Se stai guardando questo trailer, sei vivo e vegeto. Però, nel mondo, c’è gente che sta morendo per davvero, altro che film d’azione! È tempo di usare la testa. Fai la tua donazione di un euro e sostieni la nostra associazione umanitaria. E ora, puoi continuare a sentirti una merda. Buona serata!”

Sto esagerando?
Forse sì. Ma è tanto divertente…
Soprattutto quando vedo il sosia di Bruce Willis che mi parla di “qualcosa”. E prima di capire “che cosa”, la confezione vince sul messaggio.
Il farsi pubblicità vince sul farla e basta.

E alla fine, io sto scrivendo un post su SaraFree che mi fa pagare l’assicurazione auto in base ai chilometri che faccio.
Mmmm…
Hanno vinto “loro”. Stavolta.

Lutile

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