33. Le lettere segrete (sulla pubblicità) di Van Gogh. XXXIII episodio

la cascina di Allard il pazzo

Milano, Aprile 1886.

Caro Theo,
Come stai?

Qua a Milano mi sto rilassando alla grandissima. Finalmente, riesco a dormire due ore a notte: è come rinascere, te lo assicuro.

E poi sto anche cominciando ad imparare uno slang tutto particolare, parlato solo in questo angolo di mondo. È una lingua che deriva dall’italiano: un po’ come accade ai dialetti, ma al contrario.

Così, invece di dire “Andiamo?” devi dire “Facciamo quelli che vanno?”, perché parlare di sé in terza persona ti dà un toner che nemmeno ti immagini.
Ogni appuntamento fissato con una distanza minima di 12 ore va accompagnato con un “Ci riaggiorniamo?” e, se c’è qualcosa che ti ha scosso profondamente, la frase da dire è “Cioè: parliamone!”.
Saluti qualcuno chiamandolo “Roccia”, anche se smilzo, e impari presto che il verbo “mollare” ha molteplici significati.

In tutto questo bailame, termine autoctono, stanno nascendo diverse attività interessanti e molte si concentrano su una risorsa destinata ad esplodere: internet.
In esso, infatti, tutti possono trovare uno spazio dove esprimersi e dire la loro, anche gratuitamente: basta aprire un coso detto “blog”. (Per la cronaca: io non lo farò mai!)
Questa è una cosa meravigliosa. Vuol dire libertà.

Ma trovo personalmente insopportabile chi ama il proprio mestiere a tal punto da usare questo spazio libero e atto allo svago, per parlare di lavoro!
È pazzesco, è insano.

È come una donna che passa tutta la settimana a prepararsi per il weekend e poi, quando viene l’ora, invece di uscire, comincia a struccarsi e ad organizzarsi per il lunedì seguente.

Ti ricordi del vecchio Allard di Dordrecht? Quello che noi chiamavamo “Allard il pazzo”?
Ecco, lui passava le nottate sveglio a riordinare il fienile per poterlo ammirare in perfetto ordine il giorno dopo. Perché mai lo faceva? Perché mai?

Non sopporto tutti quei blog che parlano di marketing seriamente, soprattutto quelli social oriented (ti spiegherò poi), che dispensano consigli su come attuare una strategia infallibile. Di domenica pomeriggio.

Non sopporto i blog che parlano di economia perché “i numeri sono una passione”. L’economia non è una passione: è una necessità. O la tratti per lavoro, o sei da internare.

Amo invece i blog che scherzano, che parlano di lavoro ma con ironia, per distruggerlo e liberarsi.
Amo i blog di cucina, caro Theo. E quelli demenziali e inutili: sono necessari.
Amo i blog che parlano di arte, come puoi ben immaginare.
Ultimamente mi sto anche interessando ai blog che parlano di chirurgia plastica alle orecchie. Curioso, no?

Bene, ti saluto con tanto tanto affetto, fratello mio.
Ti stringo a me con amore, come il vecchio Allard stringeva il forcone quella mattina in cui lo trovammo morto, nella sua cascina.
Ma… ricordi? Nessuno osava toccarlo, per paura di disturbare. Pensavamo che si fosse finalmente addormentato e che stesse sognando a pancia in giù, come fanno i bambini.

Ti voglio bene,
Vincent.

P.S. La morale è che la vita è troppo breve per lavorare soltanto. O per gestire blog noiosi. E che l’ultimo modello di scarpe dell’Adidas è troppo caro per ciò che in realtà offrono.
Lutile.

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2 risposte a 33. Le lettere segrete (sulla pubblicità) di Van Gogh. XXXIII episodio

  1. OrsaBIpolare ha detto:

    Uh come mi sei piaciuto, come ho riso e condiviso Van!😀
    Ricordati sempre che non sei pazzo,anche se un giorno dovessi tagliarti un orecchio di proposito per evitare di tagliare le Adidas di Paul…

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