Idiotagram. Un post su Instagram, scritto senza filtri.

Come tutti ben sapranno, anni fa qualcuno inventò una diavoleria destinata a cambiare il mondo: la “macchina fotografica”.

Tempo dopo, qualcun altro ha pensato bene di inventare “Instagram”.

Immagino che siano davvero pochi gli sprovveduti che non sanno ancora cosa sia questo forestiero.
In ogni caso, avrei da dire un paio di cosette.

“Instagram” sarebbe anche un social network piacevole se la gente non lo utilizzasse per fare l’artista.
Su “Instagram”, infatti, non si caricano le foto e basta.
Le foto vengono maneggiate, contrastate, tagliate ed infine filtrate. E solo dopo, vengono caricate.

Il risultato è falsato, a parer mio. E non è corretto.

Tutti si sentono dei grandi fotografi, ed è un grave danno per l’umanità.
Se non ci fossero i filtri di “Instagram”, la gente si renderebbe conto subito di che schifo di foto fa.
Ma quali sono? E come funzionano? Eccovene descritti alcuni:

Normal. Cioè, senza filtro. Per i più coraggiosi. Per quelli che pensano che il loro scatto sia già meraviglioso così com’è, e non hanno bisogno di altro. Consigliato per foto notturne: peggio di così non possono certo venire; quindi, è inutile perdere tempo con i trattamenti.

Amaro. Dedicato a chi fa foto calde ed accoglienti ma poi se ne pente. E cerca di raffreddare tutto con questo filtro. Purtroppo il risultato è a dir poco straniante, tipo “Gattino che prende il sole in un salotto avvolto nella nebbia padana delle 5 del mattino.”

Rise. Finalmente, uno schiarente. Se hai fatto una foto che pensi sia bella ma ti rendi conto (ed è già qualcosa) che manca la luce, ecco il filtro per te! Risultato: una passeggiata notturna. Alle due del pomeriggio.

X Pro II. Studiato per chi vede una cosa, la fotografa e poi si rende conto che i colori nella foto non sono quelli della realtà. E cerca disperatamente di riottenerli con questo filtro. Tanto vale chiudere gli occhi e farsi un acido.

Lo-Fi. Praticamente è un X PRO II al cubo. Dedicato a chi non si accontenta di un acido, ma gradirebbe anche berci sopra un goccetto.

Earlybird. Fatto apposta per chi fa foto così ispirate da sentire persino il bisogno di appiccicarvi sopra un’aurea sbiadita di sognante passato. Risultato: “Un Booster con la marmitta truccata. Negli anni 20.”. Nemmeno Marty McFly oserebbe tanto.

Sutro. Detto anche “darkness is coming”. Usato da chi fa una foto sovraesposta e pensa di sistemarla con questo filtro scurente. Risultato: una spiaggia affollata di bagnati che si spalmano creme solari dopo il tramonto.

Toaster. Filtro davvero curioso: crea una macchia bruciata rossastra nel mezzo dell’immagine caricata. Chi lo usa, pensa di mettere così in risalto il soggetto al centro. In realtà, non fa altro che bruciarlo a tal punto da non renderlo più visibile. Che artista! Risultato: “Il viso della mia ragazza è esploso mentre le facevo una foto. Ora sono in terapia.”.

Inkwell. Bianco e nero. Sembra semplice. Eppure, si riescono a combinare danni inimmaginabili con un semplice filtro di bianco e nero. Per esempio: “WOW! La nuova collezione 2012-2013: ecco i colori della prossima estate!”. E poi, una foto per daltonici.

1977. Che bello poter tornare indietro nel tempo, quando le foto erano quadrate con un bordino bianco, e i colori dominanti erano il seppia ed il mattone. Peccato che si appiattiscano tutte le sfumature. Ma questo, agli artisti, non interessa! Perciò ora si vedono splendide ragazze in costume che escono da un mare di merda marrone.

Kelvin. Dirò soltanto “Nagasaki, 9 Agosto 1945: io c’ero.”.

Ehm…
dove eravamo rimasti? Ah, sì!

Come tutti ben sapranno, anni fa qualcuno inventò una diavoleria destinata a cambiare il mondo: la “macchina fotografica”.

L’amico di questo qualcuno disse: “Ma è difficile da usare! Come faccio io, che non sono capace di fare nemmeno uno scatto decente?”
E quello rispose: “Aspetta due secoli che arriva la telefonia mobile.”
“La tele… che??”
“Lascia perdere.”

Lutile.

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Informazioni su Lutile Idiota

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