30. Le lettere segrete (sulla pubblicità) di Van Gogh. XXX episodio

Milano, Settembre 1885.

Caro Theo,
sono già tornato a Milano, purtroppo.
I 5 giorni di vacanza che l’agenzia mi aveva gentilmente concesso, sono letteralmente volati.

Ti volevo soltanto dire, ancora una volta, che è stato magnifico rivedersi! Anche se tu ci hai messo 45 minuti a riconoscermi e mi hai chiesto i documenti un paio di volte.

In effetti è così: sono un filo deperito.
E non mi faccio più la barba.
E la doccia.
E non mangio più tre pasti al giorno, come una volta.

Sai, è l’abitudine.
Se fai il creativo non devi avere cura del tuo aspetto fisico, ma solo di ciò che la tua mente racchiude, qualcuno ha detto.

A me è venuto subito in mente il vecchio Edgaard, il mendicante.

Il mio copy senior, dall’alto della sua esperienza, ha invece pensato ad un ex-modello spettinato che vive in un appartamento di 290 metri quadri, all’ultimo piano, in una casa storica in via Vincenzo Monti a Milano. E che fa il barbone solo dalle 18,30 alle 04,00 del mattino.
Io seguo fedelmente il Cliché del creativo-pezzente 24 ore su 24, soprattutto per questioni pratiche legate ad una drammatica mancanza di tempo e mezzi. A differenza del vecchio Edgaard, non chiedo monete fuori dalle chiese di Den Haag. Non ancora.

Vorrà dire che andrò in paradiso da Gesù, come diceva il Rabbino Jacob. Anche se temo lo dicesse con ironia.

La vita a Milano mi ha cambiato profondamente, ormai.
Sebbene io sia stato davvero bene con te e papà, e la mamma mi abbia persino dato qualche chilo di involtini al formaggio da portare con me, sono già rientrato nel solito trambusto delle agenzie milanesi (dal quale forse non mi sono mai staccato veramente) e ho ricominciato a digiunare.

Tanto per cominciare, gli involtini se li sono mangiati i miei direttori creativi perché a me fanno male, hanno detto. Hanno anche aggiunto che non si lavora a stomaco pieno. Mentre si strafogavano.
Non so ancora se credere loro per davvero: fatto sta che i pranzi si sono volatilizzati in pochi minuti.

In compenso, ho scoperto che nelle macchinette ci sono degli ottimi tramezzini chimici dal sapore indefinito. Se chiudo gli occhi mentre li mastico, riesco persino ad avvertire gli involtini di mamma.
Non è meraviglioso?

Ho iniziato a lavorare solo da una settimana e già mi hanno scaricato addosso una tale quantità di cose da fare che nemmeno se avessi un team di professionisti a Partita IVA tutti per me riuscirei a liberarmi per la scadenza.

Si tratta di 12 gare passate all’agenzia ai primi di Giugno, ma che sono rimaste nascoste agli account fino a poche ore fa. Nessuno sa perché.
Nemmeno negli scontri per la conquista delle Americhe si registrarono degli agguati così sanguinosi.

Alla luce di ciò, penso sia lecito chiedersi:
– Dove sono stati riposti i brief per più di due mesi?
– Chi ha pensato di farli sparire e riapparire solo ora?
– Ma soprattutto: perché i tramezzini delle macchinette sanno di polistirolo?

Al mio rientro, ho anche notato che mancano un po’ di persone.
Soprattutto tra i creativi.
Ignoro il motivo anche di questo.
Forse perché se passi una gara per cui hai solo due giorni ma 6 creativi disponibili, non è più divertente.

Eh sì.
Deve essere così.

Ti stringo forte, caro Theo, come stringevo il collo di papà quando mi ha detto: “Eh, voi che fate le pubblicità: voi sì che vi divertite!

Vincent.

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