Emicranicle. Un film che fa venire il mal di testa, ai creativi.

“Swaaaaaaaaaaaaaaaaaaaassssssssssssh!”
Scusate il rumore: era lo sciacquone.

Sapete, sono appena tornato dal cinema, dopo aver assistito ad un fail in prima visione dal titolo “Chronicle”.
Un film pieno di vicende trite e ritrite, con una regia nervosa e piena di ritocchi a computer scontati di cui sono, francamente, un po’ stufo.
Ma forse, dopo lo sciacquone, qualcosa galleggia ancora e non tutto il male viene per nuocere. Scendiamo nei particolari.

La pellicola parla di tre ragazzi: un copy, un art e un programmatore web che si incontrano per caso.
L’art director è sempre preso in giro da tutti, malmenato, ha la madre morente ed un padre violento. In più, ha una passione assolutamente inaspettata per chi va al cinema a vedere un film: la telecamera.
Il programmatore web è cugino dell’art: sfigato, ma non troppo.
Il copy è nero. In una società di bianchi. Ed infatti, è il primo a morire.

Avvertimento n. 1: prima di andare al cinema a vedere questo lungometraggio, controllate di avere in tasca almeno un blister di Travelgum contro il mal di mare poiché non c’è un’inquadratura fissa che duri più di 4 secondi. Ad esser buoni.

I tre allegri ragazzi, durante un party alcolico a base di cheerleader e musica disco, invece di starsene dentro a godersi lo spettacolo, si calano in una grotta ove si nasconde un enorme cristallo pulsante.
I ragazzi lo toccano.
I ragazzi stanno male.
I ragazzi si risvegliano e hanno dei superpoteri che nemmeno la Marvel!

Avvertimento n. 2: se uno dei vostri superpoteri consiste nel far zampillare il sangue da naso a fontanella, non dovete correre a prendere uno scottex dalla cucina. Ma andare all’ospedale! (Dopo aver chiesto il permesso con almeno diciassette giorni di anticipo al vostro direttore creativo, ovviamente.)

Invece no. Questi ragazzi se la ridono, spostano oggetti, volano nel cielo come aerei e uccidono anche qualcuno, giusto per non farsi mancare nulla.
Anzi, per dovere di chronicle, devo dire che, ad uccidere, è solo l’art. Il copy è il primo ad opporsi. Ma è nero. E l’art è bianco. E, per questo, il copy è il primo a morire.

Poi, la mamma malata muore e il padre ubriacone violento si sfoga sul figlio art director.
Così, l’art va fuori di testa e vuole distruggere il mondo. Il programmatore web cerca di bloccare la sua creatività, ma sembra non farcela. I due combattono in cielo.

Il film, a questo punto, si trasforma in “Hancock”. Passando per “Blair Witch Project” e “Cloverfield”.

Poi, finalmente, tutto finisce. Il programmatore web non sa in quale web agency andare. D’un tratto, gli viene in mente che ha lasciato la telecamera dell’art accesa tutto quel tempo. Vola in Himalaya, dove le animazioni in html5 sono ancora una rarità ben pagata, e può finalmente spegnere la Sony Handycam. (Queste sì che sono batterie al litio, ragazzi!)

Avvertimento n. 3: se dovete fare delle riprese di voi davanti al poster dell’ Himalaya, ricordatevi di post-produrre il video per far almeno vedere il fiato, dato che recitate con addosso un piumino da 500 dollari.
Altrimenti, avrete un finale degno dei peggiori virali della storia di YouTube, dove la gente scopre subito il trucco e si diverte a descrivervelo nei commenti sotto il video.

NB: L’associazione di ognuno dei personaggi ad un ruolo in un’agenzia di pubblicità, è del tutto arbitraria.
Ma se ci pensate bene:
– l’art è un ragazzo pieno di idee, che cerca di spiegare ma che nessuno capisce;
– il copy è sempre più una pecora nera nelle agenzie di comunicazione, dove tutti (ma proprio tutti) pensano di saper scrivere e si arrangiano da soli a creare i testi. Con risultati alla Jerry Calà;
– il programmatore web fa più di quanto uno si aspetti faccia all’interno di un’agenzia. È sempre in conflitto con l’art e, per la sua sopravvivenza, un giorno manda a fanculo tutti e se ne va in un’altra agenzia.

A buon rendere,
Lutile Idiota.

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8 risposte a Emicranicle. Un film che fa venire il mal di testa, ai creativi.

  1. Lukather ha detto:

    Questo film è imbarazzante e offensivo nei confronti della mia intelligenza.
    Tra l’altro lo sceneggiatore è un giovinotto del 1985 http://www.imdb.com/name/nm0484840/

  2. OrsaBIpolare ha detto:

    Non l’ho visto, non è il mio genere preferito e non credo che lo vedrò però avevo letto una recensione in cui non se ne parlava così male e soprattutto adesso puoi togliermi la curiosità del perchè abbiano scritto: “Il finale è davvero spettacolare ed emotivamente forte”. Concordi o anche quello è da buttare nel cesso?

  3. OrsaBIpolare ha detto:

    Ah su quello non c’è dubbio. In che senso “il finale è telefonato dal minuto 20”? Mica ho capito😦

  4. A me il film invece è piaciuto.
    Inoltre al medesimo regista hanno affidato il film di Shadow of Colossus, un gioco per PS2 dove il protagonista non parla una singola volta, ma passa il tempo su un cavallo a colpire dei sassi giganti e pericolosissimi (i colossi). Se ne esce qualcosa di buono, lo faccio candidare al Nobel. Si, al proprio Nobel: son chiari meriti umani quelli di un simile film.

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