12. Le lettere segrete (sulla pubblicità) di Van Gogh. XII episodio.

Milano, Dicembre 1884

Caro Theo,
mi sono poi dimenticato di rispondere alla tua lettera precedente in merito ai festeggiamenti di Halloween, a Milano.

Devi sapere che qui la grande macchina della pubblicità non si ferma mai. Dico, mai!
Nemmeno quando cadono le festività più importanti, quelle sacre e comandate. Fai conto tu per una ricorrenza pagana che il Papa non vuole nemmeno riconoscere!
Ebbene sì: il 31 di Ottobre l’ho passato coi miei colleghi a lavorare.

Ma i nostri creative directors, forse commossi dalla loro nuova definizione in lingua anglosassone ed esasperati dallo scoramento diffuso, hanno permesso a noi creativi di venire in agenzia almeno con addosso i costumi di Halloween. A questa becera parata di salvataggio in corner hanno richiesto (ed ottenuto) di unirsi anche gli account.
In via del tutto straordinaria, quindi, l’agenzia si è popolata per un giorno di zombie e mostri assatanati truccati di nero. La differenza con tutti gli altri giorni dell’anno è che non ci trucchiamo.

Gli account sono rimasti fedeli al loro stile: si sono presentati tutti abbigliati da vampiri, conti dracula, boia con tanto di mannaia legata alla cintola.
Nemmeno i copywriters si sono smentiti: tutti in agenzia parati da scienziati pazzi. O da Frankenstein, con i bulloni nel cervello.
Gli art director, invece, hanno cercato l’effetto novità: chi si è presentato da scheletro dark-emo-superchic, chi da satana, chi da strega-meretrice-da-competizione, chi da arlecchino (confermando un sospetto di ritardo mentale).

Io, caro Theo, mi sono presentato vestito come tutti i giorni. Camicia giallo ocra, maglione nocciola, pantaloni verde bottiglia, scarponi neri.
I miei direttori creativi, per ridere di me, hanno avuto il coraggio di chiedermi da cosa mai mi fossi vestito.
Da genio assassino pazzoide schizofrenico imprevedibile, è stata la mia risposta.
Uno dei due creative directors ha seguitato a ridere sguaiatamente. Questo dimostra non solo che gli manca fantasia e intuito, ma che non distingue nemmeno le più elementari situazioni di pericolo.
E sono sicuro che l’esito di quelle lastre dimostrerà che il suo braccio non si è spezzato per colpa mia, ma che era già in qualche modo compromesso dai suoi ripetuti colpi alla porta, in cerca di aiuto.

In effetti, caro Theo, in una cosa ho sbagliato.
Potevo andare al lavoro vestito da Batman. Lui, a quanto mi risulta, non ha problemi con l’affitto.

Ti abbraccio forte, come un esorcista stringe il crocefisso.

Vincent.

E a tutti, Buon Halloween.
Lutile

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4 risposte a 12. Le lettere segrete (sulla pubblicità) di Van Gogh. XII episodio.

  1. OrsaBIpolare ha detto:

    Ciao genio assassino pazzoide schizofrenico imprevedibile! Ihihihihih! Che belle vesti!🙂
    Grazie e Buon Festadellaminchia anche a te (non ho mai festeggiato questa festa, a dire la verità non festeggio mai nei giorni stabiliti di festa…).

    Ma quello è un quadro di Vincent??

  2. Josef K. ha detto:

    Ahaha bellissimo, anche io voglio vestirmi da genio assassino pazzoide schizofrenico imprevedibile, magari sarà per carnevale.

    Ti abbraccio forte, come un prete con il chierichetto.

  3. lutile ha detto:

    Oh, ciao ragazzi!

    @Orsa: Si, quello dovrebbe essere uno “studio di cranio” di Vincent. Anche se ce n’è un altro in giro (Scheletro con la sigaretta accesa) che è qualcosa di incredibilmente moderno!!

    @Josef: il tuo abbraccio è il più inquietante di tutti! ahahahahah!

  4. OrsaBIpolare ha detto:

    Sono andata a cercarlo, è meraviglioso!!!
    Grazie per avermeli fatto conoscere, davvero (non capisco come mi fossero sfuggiti).
    Ciauz🙂

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