Sono Wolf. Vi passo il brief.

Anni fa (era il 1985, per l’esattezza) uscì una commovente pellicola di Woody Allen intitolata “La rosa purpurea del Cairo”.
L’idea di tutto il film era che un personaggio uscisse dal grande schermo e vivesse per alcuni giorni nel nostro mondo reale.
Per quanto semplice, il concept è straordinariamente eccitante.

Partendo da questo, riuscite ad immaginarvi un’agenzia di pubblicità gestita da personaggi del cinema? Non attori. Proprio solo i personaggi.
Lo so che avete altro da fare. Ma provate per un attimo a figurarvi di lavorare con Lutili Idioti di grandissimo spessore narrativo. E’ divertente.
Per esempio.
Stamattina mi sono alzato pensando a Vincent Vega e Jules Winnfield di Pulp Fiction. Vincent (Travolta) come Art e Jules (Samuel L. Jackson) come copy.
La vita in agenzia sarebbe così:

Vincent: Jules, ci hanno chiamato di là per un nuovo brief.
Jules: Merda! Sai cos’è?
V: Forse una ditta di hamburger. O maionese. Dio, la mettono dappertutto quella merda gialla!
J: Beh, almeno ci divertiamo. Mica come l’ultimo progetto sui prestiti. Mi si sono sciolti i coglioni a pensare cosa scrivere su quella brochure di merda.
V: Ah, a te! E a me? Cazzo, dico io, cazzo, amico… Nessuna immagine gli andava bene a quei figli di puttana. Ma chi cazzo le ha scritte le guidelines? Un negro? Con tutto il rispetto per i negri come te.
J: Ehi, ehi… Che cazzo vuol dire “con tutto il rispetto per i negri come te”? I negri sono tutti uguali, stronzo! Vedi, sono i candeggiati come te che rovinano la società: i bianchi che fanno i ragionamenti da bianchi… Mi sto incazzando.
V: Jules, non ti incazzare, amico. Lo dicevo tanto per dire… Non sono razzista, lo sai.
J: Ah! Ma sentiti: “Non sono razzista!”. Non ti sparo solo perché siamo in agenzia, che poi mi tocca tinteggiare di nuovo le pareti. Altrimenti avevi già fatto la fine di quel surfista che preparava gli hamburger con la carne di cavallo.
V: Dio che schifo, povera bestia.
J: Beh, ora non li prepara più. In effetti, gli ho incasinato un po’ il modo di muoversi.
V: Io fumo. Ne vuoi una?
J: Ma quasi quasi ti sparo sul serio, adesso. Piuttosto che vederti uccidere da quelle sigarette tedesche di merda.
V: Jules, dopo andiamo a sentire il brief?
J: Fottiti. Mandaci quel negro di tuo fratello.
V: Ok, aspetta che finisco la sigaretta e poi ci andiamo.
J: D’accordo. Avviso il pivello.

Queste sono le situazioni in cui vorrei essere ancora uno stagista.
Dream on.
Lutile.

Informazioni su Lutile Idiota

Copy. But not paste.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Sono Wolf. Vi passo il brief.

  1. Kisciotte ha detto:

    Sarebbe davvero bello realizzare nella realtà quello che demandiamo ai film.
    Davvero è un peccato, un peccato perché ci rassegniamo all’idea che nel quotidiano si debba essere convenzionali (e frustrati), mentre figure ciniche, sarcastiche, misantropiche, come i profili umani di Pulp Fiction, Fight Club, Tropic Thunder, Blues Brothers, nel frattempo sbancano i botteghini.
    Cinema a parte, si pensi soltanto all’impietosa caratterizzazione di Dottor House in tv. Non so proprio cosa ci sarebbe di male a lasciare esprimere (ovviamente in chi ce l’ha) certe personalità.
    Magari il bilancio a fine giornata sarà di qualche “prego si accomodi prima lei!”, “oh! ma quanto è delizioso il suo tubino color lilla!” in meno, ma in cambio di un “sei vecchia e impellicciata e hai uno sguardo da stronza che secondo me eri già stronza a 16 anni, quindi stai in piedi!” piuttosto che “Ma da dove sei scappata con quelle pieghe di ciccia viola?! Cosa sei? Una mucca della milka?”

    Finché continuiamo a ritenere “ovvio” che dottor House sia solo un character da osannare sullo schermo la sera prima, per poi comunicare di metterci in pantaloni lunghi e barba fatta perché viene a trovarci un cliente, beh, possiamo spacciarci anche per i guru della creatività, ma la creatività l’abbiamo già defecata e sepolta dentro il cassonetto del rischio calcolato del ragioniere mindset.

    A poco serve andare a fare i pesci che boccheggiano in uno uorchiscioppi sulla creatività, e finito il uorchiscioppi tornare a relazionarsi in modalità Ufficio Sinistri “Ma che bel direttore!”
    Per quello che mi riguarda, la vita in ogni istante è il mio permanent uorchiscioppi in progress.

    Purtroppo le creatività sono in mano a cervelli dirigenziali paleolitici, il cui quoziente di coraggio e a-convenzionalismo li rende adeguati a dirigere al massimo un’agenzia di banca, il reparto sanitari della Rinascente o a presiedere un G8.
    Per produrre creatività occorrono profili umani di ben maggiore spessore, che magari non vadano al cinema per demandare a degli attori l’interpretazione quotidiana del loro (possibile) magma vulcanico, perennemente sopito finché muore (non il vulcano).
    Cominciate a tirare fuori una colt dentro un bar e allora magari riusciremo a poter sperare in una creativity impattante, ad alto gradiente di penetrazione che si basi sul zero conventionality total originality.

    Questa mancanza di informalismo e sincerità comunicative (che nulla hanno a che vedere con l’educazione, perché allora parafraso Apocalypse Now “Si scandalizzano se diciamo ‘cazzo’, ee intanto ci addestrano per andare a incendiare villaggi di donne e bambini”) sono non solo umanamente ma anche professionalmente allucinanti, quando ci si cala dentro un’agenzia pubblicitaria. Poiché rinunciare a distinguersi significa rinunciare a fare business.

    Perché la creatività vera non può prescindere dalla verità e genuinità delle persone, e quindi occorrono persone coraggiose, che non si rassegnino a una vita da brain storming mediocrizzante.

    E non si può sostenere un’opinione nella quale non si crede.
    Non si può centrare un target se si è contrari al porto d’armi.
    E chi non sta capendo ciò che legge non è un creativo, e il suo spin neuronico è più lento di un bradipo bolso e quindi è fuori segmento se sta leggendo, anche se ha a casa la serie completa del “Ti insegno come stimolare la creatività componendo un puzzle”. Perché se non mi stai dietro o ti smarrisci, o sei troppo tordo o non sei attrezzato per questa avventura.
    In poche parole, le Autostrade cercano sempre personale per dare il resto al casello di Melegnano, manda il cv e passa la vita a farti ricoprire di riconoscimenti per la tua originalità: “Come dai tu il resto con le monetine da 20 cents, guarda! non ne ho visti mai… che gioco di polso! Magnifique! Sono certo che dopo il prossimo workshop (del cazzo) sarai brillante anche con il cartaceo”.

    Ci vuole il genuino coraggio di sapersi dispiacere sentitamente perché si è sporcato il sedile posteriore a causa di un grilletto premuto distrattamente: le cervella del buon negretto sono un espediente di trama, un accadimento secondario, non un pappone moralistico sullo sfruttamento di Kunta Kinte.

    Per quelle fregnacce esistono Mandela e Gandhi.
    Noi siamo creativi! E dovremmo perseguire verità più alte.
    Socialmente più alte!

    Sicuramente Verità Altre. Librandoci al di sopra degli umani, facili arrossamenti di gote o scandalizzazioni effimere.
    Chiedere a Oliviero Toscani, Antonio Ligabue, Vincent Van Gogh, Antonì Gaudì, Antonio Rezza, Fulvio Abbate, Rino Gaetano, Joan Mirò, Michelangelo Merisi, and above all, il Signor Bruno Munari; a chiunque produca la Bellezza della Rottura (anche di coglioni) e non la Pochezza dell’Adeguamento.

    Io non sono un creativo.
    Io non sono originale.
    Io cerco solo di essere me stesso.
    Per questo le due negazioni precedenti si trasformano in inevitabili, naturali conseguenze.

    Mi fermo qua, ma magari ricapito se nel frattempo non trovo un valido motivo per farmi esplodere.

    O implodere.

    K.

    • lutile ha detto:

      Comincio ad aver bisogno di un bigino dei tuoi commenti. Se scrivi così tanto, lo fai solo per te stesso e non comunichi nulla.

      Scusami, ma ho proprio questa impressione.
      E non è la società dello zapping che parla. E’ proprio un’esigenza pratica che nulla ha a che vedere con la mancanza di rispetto…

      • Kisciotte ha detto:

        Non ti scusare.
        Io mi scuso, e con imbarazzo, perché mia è stata la mancanza di rispetto.

        Bisognerebbe cercare, secondo me, di non relegare certi “dialoghi” soltanto agli schermi cinematografici. Cum grano salis (cioè evitando estremizzazioni provocatorie e volgari come l’esempio di Pulp Fiction penso voglia forzatamente essere) bisognerebbe cominciare a immaginarli possibili anche nel quotidiano, cogliendone il beneficio di un parlarsi/comunicarsi schietto e imprevedibile, non codificato.
        Potrebbe valere anche nei contesti lavorativi (fatta salva l’educazione ma non l’etichetta), a maggior ragione in un settore, quello pubblicitario, che dovrebbe caratterizzarsi per la capacità di comunicare osando: per fortuna, a mio parere, non potendo/dovendo calcolarne e prevederne esattamente gli effetti.

        Finisco come ho iniziato: ho sbagliato e mi scuso, perché non ho rispettato il contesto comunicativo, ovvero lunghezza “sensata” di un commento e comprensibile esposizione dei contenuti, per un altrimenti impossibile spunto di confronto.
        Due precisazioni:
        Non è stato un digitare premeditato, anzi la stupidità mia è stata proprio nel non meditare prima.
        Riguardo l’idea del “se non mi stai dietro ecc.” non mi scuso in modo particolare, poiché, meglio precisarlo, non c’era alcun riferimento personale (era rivolta al lettore di passaggio).
        Gravano comunque su di essa le stesse negatività dell’intero commento, surrealità compresa.
        Un saluto

  2. lutile ha detto:

    Ti posso assicurare che ci sono agenzie (e uffici e aziende) dove il linguaggio è proprio questo.
    Anzi, come giustamente dicevi tu, il linguaggio colorito (sebbene esagerato e legato ad una volontà – talvolta – di ottenere un certo effetto provocatorio) serve proprio ad attirare l’attenzione.

    Specialmente in pubblicità. Dove però, alle parolacce e agli insulti, si deve stare ben attenti a sostituire font fighi, colori forti, frasi più intelligenti della media, osservazioni argute, descrizioni coinvolgenti, immagini mozzafiato, ecc ecc… Non sempre riesce. Ma è lo stesso principio.

    Poi, questo è un blog. E tutto è un gioco. Spesso scrivo per ridere. O, a volte, perché sono incazzato per qualcosa. O qualcuno. Ma tutto resta un blog.
    Quindi, le tue osservazioni sarebbero da rigirare in un’ottica più scherzosa e meno seriosa.

    Anche se, e lo dico a bassa voce, scherzando si dice la verità.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...