MarkeKing. La comunicazione di Burger King.

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Per me che sono italiano da generazioni, è stato difficile accettare che un marchio dal nome alieno come McDonald’s si mangiasse piano piano tutti i Burghy dove avevo speso l’adolescenza ad ordinare Chicken Dorè.

Non vi dico come ho reagito anni fa, quando vidi per la prima volta che, a fianco del logo con la M d’oro, si stava facendo largo un altro fast-food: il Burger King.
Ero a dir poco indignato.
Io, che non avevo nemmeno fatto in tempo a mangiare un hamburger da Wendy’s in piazza Argentina a Milano, vicino a Loreto, perché me lo avevano chiuso subito. La prima vittima di Ronald McDonald sul suolo italico che i nostri libri di storia ricordino.

Poi, col tempo, ho dovuto farmene una ragione. E, complici le nuove tecnologie, questi marchi hanno saputo farsi amare anche in Italia, anno dopo anno.

Ultimamente, Burger King è uscita con due progetti social che denotano un’intelligenza (ed un coraggio) non indifferenti. Parlo delle agenzie, ovviamente.
Ma il cliente ha almeno il pregio di averle accettate.

CREATIVITÀ 1. – Fuori in 60 secondi.

La prima è Whopper Sellout, un’operazione di chi si gioca tutto.
Tramite un pagina web collegata a Facebook, Burger King chiede ai fan di rispondere ad una semplice domanda: ci ami, oppure no?
Tutto questo perché, tra le migliaia di fan della Pagina Facebook ufficiale del brand, si nascondono tantissimi McLovers pronti a rovinare ogni giorno la reputazione del King.

Chi clicca NO in tutta onestà, viene bandito a vita dalla pagina e riceve, come compenso, addirittura un buono per un BigMac da McDonald’s.
Il premio per chi resta sulla pagina, invece, è quello di poter riscoprire una brandpage piena di sinceri amanti di Burger King, più partecipativi, più propositivi, più attenti alle novità che il social media manager propone giorno dopo giorno. Risultato? Un forte incremento di genuina interazione (almeno quella!). E un pubblico più grato per le offerte caricate.

Ecco il video che spiega l’operazione:

Guarda il video dell'operazione >>

Guarda il video dell’operazione >>

Resta solo da chiedersi: quanto mai potrà durare l’effetto benefico di una simile epurazione?
Probabilmente, questa autodifesa nel breve periodo può pagare. E anche molto.
Ma nel lungo periodo? La community non tornerà forse a guastarsi? E allora, cosa si farà?
Probabilmente saranno cazzi della nuova agenzia che nel frattempo avrà preso Burger King come cliente.

CREATIVITÀ 2. – Fast & Genius

L’altra idea degna di nota è riassumibile in ben 64 Pre-roll, cioè in quei piccoli spot pubblicitari da 15 secondi che precedono i video più visti su YouTube.
Non tutti si possono skippare e, per questo motivo, sono più odiati di uno sceneggiatore comunista negli Stati Uniti degli anni 50.
Come rendere positivi questi inevitabili muri tra noi e il video desiderato? Semplicemente ammettendo che sono odiosi.
Solo così si conquisterà la simpatia degli utenti finali e, tra uno scherzo e l’altro, si riuscirà a piazzare il menù speciale a 5 dollari. E via. I 15 secondi sono finiti.

Guarda il video.

Guarda il video.

Non è meravigliosamente semplice? Non è maledettamente geniale? Non è una cosa che avremmo potuto pensare tutti? Certo! È per questo che la amiamo!

Perché la pubblicità che colpisce di più, quella che ti fa riflettere sul prodotto, è fatta di ragionamenti semplici, inossidabili. Non banali o ritriti, ma chiari e lampanti.
Insomma, sono le pubblicità che ti parlano, e non che parlano e basta.

Chissà cosa avrebbe fatto Burghy, se solo ci fosse stato Facebook.
Forse, una pacifica guerra contro i colossi americani?

Logo-Burghy

BURGHY. IL TUO FAST FUD.

Ecco, questo sarebbe stato un titolo coraggioso.
Fanculo lo spelling inglese: siamo italiani a cui piace fare gli americani. Questo è il plus di prodotto!
Perché io, i cetrioli nei burger di Burghy, non li ho mai trovati.

Lutile

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