La mia intenzione era quella di scrivere un post divertente. Che facesse ridere.
Non ce l’ho fatta.
Avevo persino in mente di scrivere del Papa su Twitter, un argomento su cui si gioca facile. Ma niente.
Le agenzie di pubblicità vanno male.
E la gente resta a casa (o ci resterà presto) proprio a ridosso del Natale.
Sempre la solita storia.
Beh, almeno in una cosa sono oneste: volevano fare la festa prima delle vacanze e l’hanno fatta. A qualcuno, in particolare.
E, chi resiste, resti pure in piedi a pregare Gesù Bambino. O Emanuele Pirella, dipende dal Credo.
In ogni caso, proprio per questo, desidero ancora più fortemente augurare a tutti un sereno Natale, dopo le gare, dopo gli straordinari non pagati, dopo le notti in piedi, dopo le presentazioni in pippittì realizzate di corsa come se non ci fosse un domani. Soprattutto a me.
Mi ferma solo un ridicolo pensiero: e se i Maya avessero ragione?
Non avrebbe più senso correre. Non avrebbe senso alcuno preoccuparsi più.
Ma mai dire Maya.
Auspicando che si verifichi la curiosa teoria dei “Corsi e Ricorsi nella Storia”, posso solo sperare, forse un po’ ingenuamente, che ritornino presto gli anni d’oro della pubblicità, quando tutto era possibile.
Quando chiunque aveva il diritto di sperare di farcela, di lavorare per grandi clienti, di diventare qualcuno.
E quando, della pubblicità, se ne parlava al cinema come fosse la professione del futuro, e non in serie TV retrospettive che hanno un senso di nostalgia e privilegio insieme, intrattenimento e rimprovero per tutti.
Buon Natale Idiota.
Perché spegnere il cervello, ogni tanto, fa bene alla testa.
Con l’augurio che tutto passi in fretta,
vi saluto.
Lutile.

La testina dello slogan ti spunta sempre fuori?
“Non ci siamo!” per dirla alla Dogui.