Attenzione, il post contiene spoiler.
Ho finalmente visto l’ultimo episodio della trilogia su Batman, ad opera di Christopher Nolan
E ho chiuso il cerchio.
Una storia meravigliosa. Esaltante. Spaventosa. Perfetta.
Con un inizio ed una fine (?).
Che bello. Ti si apre il cuore quando vedi pellicole di questo tipo, nel buio di una grande sala in Dolby Surround.
Ma ora parliamo di cose molto meno stupefacenti: il lavoro.
Vedendo “Il Cavaliere Oscuro” mi è subito venuto in mente lo sporco, duro, incurabile, insidioso, letale, maligno, stupendo mondo della pubblicità in Italia.
A Milano, per lo meno.
E parte un bel pippone dei miei.
Batman: Chi è? Chi potrebbe essere, in un’agenzia di ADV? L’art? Il copy? Tutti e due insieme? Nessuno dei due? Ecco: ho trovato! Batman è l’account!
Caaaaaaaaaaalma.
Sapete bene cosa penso della stragrande maggioranza degli account.
Eppure, è indubbio che Batman sia quello che si espone di più, che difende le idee dell’agenzia fra le avversità del cliente. E che, se va tutto bene, porta a casa il risultato.
Un lavoraccio, sì.
Ma se non avesse dietro un grande aiuto, sarebbe solo un poveraccio vestito di tutto punto che pensa di sistemare le cose e invece si prende i calci in pancia dai cattivi. Senza superpoteri.
Adesso ci siamo, vero?
Quindi, tutto è chiaro: Mr Fox, l’ingegnere creatore di tutti i mezzi superpotenti e di tutte le armi speciali che ha in dotazione Batman, rappresenta la coppia creativa: art e copy.
Nessuno sa (e deve sapere) dell’esistenza di una mente che lavora sodo dietro il cavaliere oscuro.
Mai un credit, un accenno nei comunicati stampa; mai un pubblico ringraziamento.
Copy e art lavorano in un seminterrato. E nell’anonimato.
In più, sono maestri nell’arte del “riciccio”, cioè il ripescaggio delle vecchie creatività mai uscite, magari bocciate in passato, ma ancora buone per altri lavori.
Non bisogna, poi, dimenticare che nella trilogia ci sono tanti altri personaggi.
L’ispettore Gordon, ad esempio, lo assocerei a certi direttori creativi: talmente spaventati dai clienti che non sanno più cosa inventare. Lasciano fare agli account, e che dio gliela mandi buona.
I cattivi? Beh, quelli sono i clienti. Si sa.
Bane è una multinazionale, nello specifico. Forte e incrollabile.
Joker (dal secondo episodio) è il cliente di vecchia data che vuole cambiare agenzia ma non sa come scaricarla. Così si inventa trucchi ogni tipo: ritardi nelle consegne dei brief, pagamenti latenti, gare.
Catwoman è quel cliente che si infila tra un lavoro e l’altro, con scuse del tipo: “Massì, dai: tanto è veloce…”.
E così via.
Ma la vera sorpresa è Robin, lo stagista dell’account senior.
Conta meno del bluetooth su uno smartphone, ma sogna la grande impresa.
Fino a che, un giorno, non gli viene finalmente affidato il portfolio clienti del senior, già fuggito verso nuovi lidi più vivibili.
E lui, giovane e commosso, ringrazia. Senza capire che si sta imbarcando su di una zattera verso un immenso, roboante, pericoloso mare di merda.
Ah, vi avevo promesso uno spoiler. Eccolo.

Lutile.


Allo spoiler sono cappottato
No ma, dico, è stupendo: il film, lo spoiler, il POST!
Grande Lutile!!!!!
Grazie mille!!