L’eterna domanda è: conta più il Copy o l’Art?
Risposta: il Tecnico dei computer. E così chiudiamo il discorso.
Sia chiaro: non sono uno di quelli che fa certi tipi di domande. Non vale la pena farsi la guerra tra poveri. Poverissimi, in certi casi.
Ma c’è l’invenzione di Matt Richardson, uno scienziato di Brooklyn, che potrebbe mettere a tacere ogni diatriba in pochi secondi: la Fotocamera Descrittiva.
Si tratta di un oggetto folle: mette a fuoco lo spazio come una vera macchina fotografica e scatta un’istantanea dell’inquadratura.
Solo che, invece di generare una fotografia coma la mitica Polaroid, rilascia un pezzo di carta chimica con una chiara descrizione degli oggetti ripresi dall’obiettivo.
Cos’è poi, una fotografia, se non la descrizione di un momento?
Ecco, direi che questa invenzione riprende il concetto alla lettera.
Potrebbe essere la definitiva vittoria delle parole sulle immagini.
Ma è altrettanto vero che la fotografia reale di una stanza, ne rende inutile una descrizione. E questo riporterebbe l’ago della bilancia dall’altra parte.
La storia di un romanzo non può essere fotografata.
Ma nemmeno un album di foto può essere descritto così a fondo da restituirne le emozioni.
Il problema, quindi, non è risolto. Non lo sarà mai. Si tratta di due principi complementari.
Ma la Fotocamera Descrittiva ci insegna che le parole e le immagini possono, in casi limite, anche sostituirsi.
Non è straordinario tutto questo?
Ora scusatemi, vado a fare una descrizione di gruppo con i miei colleghi.
Lutile
(In ogni caso, viva i Copywriter)
Per chi volesse approfondire: mattrichardson.com/Descriptive-Camera/

Abbiamo bisogno di entrambe… parole e immagini, per rappresentare la realtà
una non esclude l’altra
Oh sì!
Sono, come dicevo, “due principi complementari”!
Non riesco a immaginare un’applicazione pratica.
È comunque fantastica, bella e inutile; un’opera d’arte.
Ho sproloquiato vado
ciao
Assolutamente inutile. Per questo, fantastica!
bu. fosse in braille…