Milano, Maggio 1885.
Caro Theo,
rieccomi a scriverti!
Il mese scorso, ho barattato il vaso di girasoli che ho sulla scrivania con un alibi per uscire presto: alle sei in punto.
Un mondo di cose nuove mi è apparso davanti agli occhi. Prima fra tutte, la luce del pomeriggio.
Sì, quella filtra dalle finestre mentre lavoriamo. Ma quando esci e la vedi dal vivo, senza vetri, tutto cambia.
Poi, facendo la stessa strada di sempre per tornare a casa, ho notato anche che i bar sono più belli.
Forse perché sono ancora vuoti, in attesa delle masse di esagitati “aperitivanti” con la camicia chiara e le maniche rimboccate apposta per mostrare inutili tatuaggi tribali rimasti coperti tutto inverno.
Come si fa a mangiare con un Mojito? Quasi nessun cibo si abbina ad un beverone di menta pestata. Eppure…
Oddìo, mangiare: sporcarsi la bocca, più che altro.
Ricordi, fratello mio, quando si andava alla taverna del giovane Laban, padre del vecchio Laban, a bere una pinta di rossa, prima di cena?
Il giovane Laban ci riempiva di involtini di aringa e foglie di vite, senza farsi vedere dalla moglie.
Perché si sentiva in dovere di farlo? E perché il giovane Laban era più vecchio del vecchio Laban? Non saprei.
Ricordi? Tornavamo a casa tardi e nostra madre si arrabbiava perché non toccavamo la cena. E ci percuoteva con la pala del forno per risvegliarci l’appetito. Ha sempre funzionato.
Qui a Milano la gente va agli aperitivi per cenare direttamente e risparmiare tempo. Ma alla fine non mangia affatto. Forse, serve la pala da forno di mamma.
La gente beve soltanto. E, d’un tratto, si sente creativa.
Uno che ha scoperto che faccio il pubblicitario, ha insistito perché prendessi in considerazione le sue idee.
E devo ammettere che, sebbene egli avesse bevuto più del giovane Kaspar quando cadde nel fiume Amstel, le sue visioni, da sole, erano più intriganti di tutte quelle dei miei direttori creativi, messe insieme.
Mi rammarico solo di non essere riuscito a prendere appunti.
Caro Theo, ultimamente sono molto confuso. L’altro giorno ho fatto mezzanotte per una gara. Poi, il giorno dopo, ancora. Poi, ancora. E ancora.
Insomma, ho perso il conto dei giorni e delle notti.
Ora non saprei dirti se è mattina o sera.
Mi aiuta Rete4: se accendo la TV e c’è la Signora in Giallo, vuol dire che è mattina. Altrimenti, no.
Aspetta…
…
Ecco, primo pomeriggio.
Sì, la TV: questa nuova invenzione che è stata creata per noi pubblicitari! Non per i film: per quello c’è il cinema. Non ne hai ancora sentito parlare?
La TV esiste per gli spot. E come invogliare la gente a sorbirseli? Ogni tanto, tra uno spot e l’altro, vengono mandati in onda dei programmi d’intrattenimento. Che hanno degli sponsor.
Insomma, è come quando si andava dallo zio Rikus, la domenica: bisognava subire il suo sproloquio sulla politica e la dissenteria, ma almeno mangiavamo i biscotti di zia Brygida.
Ti stringo forte, come lo zio Rikus stringeva la bottiglia di acqua e limone tutto il pomeriggio.
Vincent.


Qui a Brescia (la Lombardia Minor) non c’è un uso dell’aperitivo così galoppante, la qual cosa spiega la total assenza di creatività, motivo per il quale la miglior pubblicità rimane il banditore comunale che con il suo bel colletto di pizzo e calzamaglie colorate (bianco e azzurro) srotola la pergamena e declama i nuovi decreti, gli sconti, le aperture di nuovi esercizi e le impiccagioni.
ahahahah! Ma quel banditore si può incontrare non appena si esce dalla cerchia dei bastioni…
Il medioevo è (per fortuna) dietro l’angolo!
Mi ha fatto ridere soprattutto il passaggio della confusione temporale, mi sono ricordata che un tempo lontano anche per me la Signora in Giallo era determinante in quel senso
Salutami uno dei due Laban
Sarà fatto!