Milano, Dicembre 1884.
Caro Theo,
ultimamente riesco ad uscire prima dall’agenzia: verso mezzanotte.
Mi è capitato, così, di vedere la TV. E di guardarla.
La TV in Italia è tutta diversa da quella che abbiamo noi in Olanda.
Qua hanno i TG. È un’invenzione meravigliosa: trasformano la tristezza quotidiana in grandiosi momenti di felicità popolare. Volevo infatti tranquillizzarti in merito alla crisi in Italia di cui hai sentito parlare. È tutto falso. L’hanno detto al TG.
E l’altra sera, già sorridevo soddisfatto per tutto ciò che sentivo quando alle mie orecchie è arrivata una notizia a dir poco ingiuriosa: riguardava noi giovani. Ci hanno definito “generazione né – né”.
Sai cosa vuol dire?
Vuol dire che i giovani dai 15 ai 35 anni non vogliono né studiare, né lavorare.
Spero tanto non ce l’avessero con me, caro Theo, che se mamma viene a sapere che ho lasciato il seminario per fare l’Art Director, sono dolori.
Ora conduco una vita di solitudine e di povertà. Pur lavorando 9 giorni su 7.
Questa cosa mi avvicina ogni giorno sempre più a San Francesco. E alla motosega che ho visto in sconto al Leroy Merlin. Spero mi arrivi almeno la riconferma del mio contratto a progetto, perché altrimenti potrei ripiombare in una depressione nera e desolante.
Sai, come quella volta che mi innamorai di Porscha, la prostituta parigina con l’occhio di vetro. Ancora oggi mi chiedo cosa ci facesse una donna così di classe a Neuen. Ricordo con malinconia i suoi sputacchi sul selciato, nel buio di via Kirche; e le bestemmie intonate da una voce così delicata, per nulla rovinata dal tabacco.
Ma ora basta, o rischio di piangere davanti a tutti.
Ti sto scrivendo di nascosto, tra un lavoro ed un altro: non posso lasciarmi troppo andare o capiranno che con la mano sinistra non sto preparando la tavola n.4, ma scrivendoti questa lettera.
Quindi, ti saluto. (Ora sto usando il piede destro)
Ti abbraccio forte, come abbracciai Porscha quell’afosa notte di Agosto prima di partire per l’Italia.
Mi manchi come il suo occhio azzurro.
Vincent.

Siete la parte peggiore del paese, precari a tempo indeterminato.
Ciao
bwahahahahah!
Ma va a lavurà!
Apprezzo davvero molto. Complimenti.
Super vera la parte sui tg.
Grazie, Josef!
E sì, ormai ci si fida più di Striscia la notizia che del tg2.
E’ valsa proprio la pena arrivare a piedi fino a casa tua, in passato lessi le lettere a Theo ma devo dire che la tua versione è molto più divertente, complimenti
Orsa, grazie mille!
Sarai la benvenuta.
Che bello qui.
Grazie mille per il bel commento… CIAO!!!